17 Giugno 2024, 21:36
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Roberto Biloni: «La ricerca sta facendo progressi sul benessere animale e per ridurre le emissioni»

di Annarita Cacciamani
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Sostenibilità, innovazione, formazione e benessere animale. Sono le quattro colonne portanti delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona, come ci spiega Roberto Biloni, presidente di CremonaFiere.

 

Dalla prima edizione del 1946, la manifestazione è diventata sempre più un punto di riferimento per la zootecnia, facendo incontrare domanda e offerta. La 78 ª edizione delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona ha ospitato oltre 200 imprese su 55mila metri quadrati coinvolgendo nella mostra zootecnica allevamenti con più di 600 capi di bestiame da 7 Paesi diversi del mondo. Si sono inoltre svolti un totale di oltre 70 eventi tecnico scientifici sui temi del benessere animale, della zootecnia di precisione, della genetica, della sostenibilità, delle energie rinnovabili, della gestione dell’acqua, sulla valorizzazione del latte italiano nel mercato globale. Roberto Biloni, presidente di CremonaFiere, ha tracciato un bilancio dell’evento.

Presidente, si sono concluse le Fiere Zootecniche Internazionali. Può tracciare un bilancio?

La fiera ha avuto risultati eccezionali, superiori alle aspettative. Si è sentita un’aria diversa rispetto al recente passato, segnato dalla pandemia che aveva avuto un impatto fortissimo sul settore fieristico. Con questa edizione gli spazi espositivi sono aumentati del 25% e, soprattutto, sono aumentati del 25% i visitatori. Questo significa che la fiera serve a far incontrare domanda ed offerta. Abbiamo avuto delegazioni ufficiali di circa 300 operatori dall’estero, gestiti nel progetto di internazionalizzazione insieme a ICE agenzia, e un incredibile interesse da parte di visitatori stranieri. È una grande soddisfazione ed è un segnale importante per il 2024. Quest’anno abbiamo visto i volti delle persone, sia espositori, sia visitatori, sorridere: significa che erano soddisfatti. Questa è la cosa più bella per noi.

Qual è l’importanza dell’allevamento nell’economia italiana?

La fiera zootecnica di Cremona è nata nel 1946, ha 78 anni di storia. Cremona è al centro della Pianura Padana ed è la seconda provincia in Italia per produzione di latte se guardiamo semplicemente ai numeri. È la prima se rapportiamo la quantità di latte al numero di abitanti e all’estensione del territorio. Inoltre, qui è nata la razza frisona e ci sono numerosi centri di ricerca che si dedicano alla zootecnia. Solo questo basta a esemplificare l’importanza dell’allevamento per il territorio di Cremona. Se guardiamo all’Italia intera, basta pensare a quante sono le produzioni agroalimentari e a quanto siano diverse lungo la penisola. Tantissime di queste sono legate all’allevamento: carni, formaggi e salumi sono nel dna dell’Italia e legati anche alla dieta mediterranea. L’allevamento di bestiame è importantissimo per l’economia italiana ed è legato alle nostre tradizioni, alla nostra società e alla nostra cultura.

Gli allevamenti sono spesso sotto accusa per via dell’inquinamento che causano. Queste edizioni delle Fiere hanno dimostrato il contrario?

La sostenibilità è stato uno dei temi centrali della fiera. In 3 giorni ci sono stati 70 eventi in cui aziende, università e centri di ricerca hanno presentato studi e progetti mirati a ridurre le emissioni degli allevamenti e a migliorare il benessere animale. La fiera ha trattato questo tema per dare una visione sul futuro e per dare alla politica le indicazioni provenienti dagli addetti ai lavori. È stato fatto davvero tanto per ridurre le emissioni e la ricerca sta facendo enormi progressi, sia per quanto riguarda l’alimentazione del bestiame, sia per quanto riguarda la riduzione dell’inquinamento.

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Come è stato garantito il benessere degli animali portati in fiera?

Diverse settimane prima della fiera, i veterinari si sono rapportati con i colleghi del resto d’Italia e anche stranieri per studiare nel dettaglio il trasporto dei capi alla fiera, con particolare attenzione al benessere e alla sicurezza sanitaria. In fiera la pulizia è stata massima. Le vacche sono state pettinate, e coccolate e i loro stalli erano pulitissimi con un’alimentazione di alta qualità. Loro hanno poi sfilato accompagnate dal loro allevatore. È stata la loro festa e si sono presentate al massimo della forma, della bellezza e del benessere. Ricordiamo poi che più l’animale sta bene, più la sua produzione è di qualità. In fiera c’erano circa 600 capi di bestiame, abbiamo predisposto anche tutto l’occorrente per il loro abbeveraggio e per garantire loro la temperatura ideale. Ogni allevatore aveva con sé l’occorrente per la mungitura. Le vacche sono state munte 2 volte al giorno: il latte veniva analizzato e poi avviato alla trasformazione.

Come le Fiere hanno declinato formazione e innovazione?

La formazione è alla base di tutto. Abbiamo una stretta collaborazione con le scuole agrarie e con le università. Organizziamo un concorso dedicato alle scuole: gli studenti sviluppano un tema legato spesso al benessere animale o alla sostenibilità e poi presentano il loro progetto in fiera. I migliori vengono premiati. Cerchiamo, insomma, di contribuire a creare i presupposti perché le nuove generazioni di allevatori siano formate soprattutto su tematiche quali, appunto, la sostenibilità e il benessere animale. L’innovazione sta, invece, nei progetti che sviluppano le aziende, che ininterrottamente studiano le nuove tecnologie da applicare alla zootecnia.

 

 

Annarita Cacciamani

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